L’impatto ambientale delle coltivazioni in serra

Qualche tempo fa avevo parlato dell’importanza di acquistare e consumare prodotti di stagione (questo è l’articolo in questione) ed avevo accennato, tra le altre cose, al problema delle coltivazioni in serra.

A questa questione non viene data, a mio avviso, l’attenzione che meriterebbe; abituati come siamo a trovare qualsiasi tipo di prodotto durante tutto l’anno, non ci poniamo minimamente il problema di come facciano i pomodori ad arrivare sulle nostre tavole a gennaio.

Purtroppo però le serre ed i tunnel per le coltivazioni protette hanno un impatto ambientale davvero disastroso per il nostro pianeta, per diversi motivi.

Innanzi tutto parliamo delle tonnellate di rifiuti che l’utilizzo delle serre produce: a tutti noi è capitato di vedere ettari ed ettari di terreno occupati da tunnel per la coltivazione di frutta, verdura o fiori, ma forse pochi di noi si sono soffermati a pensare che tutti quei chilometri di teli di plastica utilizzati per le coperture, che vengono sostituiti ogni due o tre anni, si trasformeranno in spazzatura, chilometri di spazzatura da smaltire.

Ai teli di copertura dobbiamo anche aggiungere lo spago di plastica che viene utilizzato per il tutoraggio delle piante e tutti i materiali plastici che vengono utilizzati per realizzare gli impianti di irrigazione; anche qui parliamo di chilometri di tubi, canne ecc.

Ma non è finita, come se non fossero sufficienti queste tonnellate di materiali, dobbiamo ancora tenere conto di quelle utilizzate per la pacciamatura, che permette di tenere sotto controllo le erbacce, le trappole per gli insetti e tutta una serie di annessi che non fanno altro che aumentare il volume di rifiuti prodotti.

A questo problema, che già produce degli effetti devastanti si suo, bisogna aggiungere anche quello creato dall’utilizzo intensivo di prodotti chimici: concimi, fitofarmaci, diserbanti e chi più ne ha più ne metta.

Le piante coltivate in serra si sviluppano in un ambiente che non è naturale, per questo motivo necessitano di interventi da parte dell’uomo, il quale le forza a crescere il più velocemente possibile, a produrre in maniera intensiva e le difende da insetti e parassiti, il tutto con l’ausilio di sostanze chimiche, ovviamente. Tralasciando le scarse proprietà nutrizionali dei prodotti coltivati in questo modo, dobbiamo tenere presente che tutte le sostanze che vengono utilizzate, finiscono per inquinare l’ambiente su più livelli: l’aria, il suolo, le acque superficiali e le falde acquifere, senza contare che molto spesso le serre si trovano lungo i litorali e tonnellate di plastica finiscono in mare.

Probabilmente questi sono i due effetti più pesanti prodotti dalle coltivazioni protette, ma ce ne sono altri che non vanno sottovalutati e dimenticati.

Il riscaldamento delle strutture ad esempio, indispensabile per le coltivazioni durante i mesi invernali di piante estive, non fa altro che contribuire ad aumentare la temperatura ambientale e l’effetto serra; spesso non viene fatta la rotazione delle colture che invece è importantissima e questo causa l’impoverimento del terreno; la presenza di serre e tunnel contribuisce all’impermeabilizzazione del terreno, il che può causare danni di carattere idrogeologico in caso di esondazioni ed alluvioni. Per finire, anche l’occhio vuole la sua parte; vedere ettari di terreni ricoperti da un mare di plastica, diciamoci la verità, è piuttosto deprimente.

Ovviamente tutte queste cose non ci vengono fatte presenti quando compriamo la nostra bella lattughina a dicembre e spesso noi non stiamo a farci tante domande, ma è davvero importante quanto meno sapere l’impatto che quello che mettiamo nel carrello della spesa ha sull’ambiente.

Questo discorso vale, naturalmente, sia per le coltivazioni protette italiane (nelle regioni del sud si concentra la maggior parte delle serre del nostro paese), sia per quelle provenienti da altri paesi, come la Spagna ad esempio, anzi, quando il prodotto che acquistiamo viene dall’estero, dobbiamo aggiungere il carico da novanta, ovvero l’inquinamento prodotto dal trasporto da uno posto all’altro.

Insomma, se Madre Natura ha creato la ciclicità delle stagioni ed ha differenziato le piante tra estive, invernali e così via, perché noi dobbiamo incaponirci per avere tutto sempre a disposizione? E a che prezzo poi?

Pensaci la prossima volta che vai a fare la spesa, il cambiamento parte dalle piccole cose.


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